Da oggi l'Aula del Consiglio Regionale della Campania porta il nome di Giancarlo Siani

Data pubblicazione: 18-03-2016
 

D'ora in avanti l'aula del Consiglio regionale della Campania si chiamerà aula Giancarlo Siani, in memoria del giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra.

Inzia la cerimonia e la presidente del Consiglio Rosetta D'Amelio parla di "una bella giornata": "Mi sono davvero commossa - sottolinea - nel leggere la lettera di Paolo Siani sull'edizione odierna de Il Mattino. Ricordo la legge del 6 maggio 1985, numero 39, provvedimenti a favore delle scuole campane per contribuire alla formazione di una coscienza civile contro la camorra. Un segnale importante. Quella legge arrivò su richiesta dei movimenti che nacquero negli anni Ottanta, dopo il terremoto, per dare una risposta soprattutto sul piano culturale e nella formazione delle coscienze delle giovani generazioni. Ci furono tante iniziative e ad alcune di queste partecipò anche Giancarlo Siani, che morirà cinque mesi dopo. Noi abbiamo il dovere di legiferare bene e di restituire fiducia ai cittadini. Non una cerimonia formale ma di sostanza, che deve confermare il nostro impegno nella lotta alla malavita organizzata. Io ero una giovane studentessa ai tempi del Terremoto e quel titolo a Il Mattino, Fate presto, mise in moto la macchina degli aiuti".

Poi D'Amelio si rivolge agli studenti degli istituti presenti in aula (ci sono delegazioni del "Siani" di Napoli, del "Siani" di Casalnuovo, dell'istituto "De Amicis" e del "Vico" di Napoli e legge alcuni passaggi dell'ultimo articolo scritto da Giancarlo Siani prima di essere assassinato dai killer della camorra. 


 "Nei suoi articoli era forte l'impegno sociale. Basta con la droga, scriveva Giancarlo" aggiunge la presidente del Consiglio regionale, che ha raccolto la proposta del Movimento 5 Stelle mettendo in moto l'iter che, con la condivisione di tutte le forze politiche, ha portato all'intitolazione dell'aula a Giancarlo Siani. 

Dopo la presidente D'Amelio interviene il capo dell'opposizione di centrodestra, l'ex governatore Stefano Caldoro: "     È il turno del consigliere regionale del Pd Antonio Marciano: "In uno dei suoi articoli Giancarlo parla della manifestazione del 20 ottobre 1984 dopo l'ennesima strage di Torre Annunziata. Io ero lì, in quegli anni frequentavo il liceo scientifico a Gianturco, al Calamandrei.  Così ho fatto un tuffo nel passato. Non eravamo ancora al tempo dei social network ma c'era già una coscienza collettiva contro la camorra. Purtroppo le risposte sono state largamente insufficienti se la questione morale è ancora drammaticamente attuale. Si fa fatica a essere credibili se nei quartieri più difficili, come il rione Sanità, non c'è un asilo pubblico o un nido comunale. Quella targa dovremmo provare a meritarla di più e meglio. Abbiamo bisogno di recuperare quello straordinario protagonismo degli anni Ottanta, anche in memoria di Giancarlo".


Vincenzo Viglione, consigliere del Movimento 5 Stelle, è stato il primo (lo scorso settembre) con gli altri grillini a lanciare l'idea di intitolare l'aula a Siani, idea subito raccolta da D'Amelio e dai capigruppo di tutte le forze politiche: "Bisogna viverli i territori, scavare fino in fondo, altrimenti si fa solo un esercizio di retorica. Qui tra noi sono seduti familiari di vittime innocenti della camorra. Finalmente il 21 marzo, dopo l'ok del Parlamento, celebreremo la memoria delle vittime innocenti. Ma tutti i giorni dev'essere il 21 marzo. Solo insieme, con una coscienza collettiva, possiamo cambiare le cose. I giornalisti vengono minacciati quando tirano fuori la notizia perché sono alla ricerca della verità. Noi dobbiamo fare in modo che non ci siano più queste minacce, come classe politica e dirigente a tutti i livelli dobbiamo sforzarci di scacciare anche i minimi condizionamenti. E poi basta con le querele temerarie perché così si vuole tappare la bocca ai giornalisti. Diventiamo allora portavoci della libertà e della bellezza". Lancia quindi l'allarme: "C'è il rischio che non ci siano più fondi per gli avvocati che assistono gratuitamente le vittime dei clan, bisogna subito correre ai ripari".

Il generale Carmine De Pascale rivolge "un pensiero commosso alla memoria di Giancarlo e ai suoi familiari. Questa iniziativa è un inno alla libertà di pensiero, di parola, di espressione, di vivere da uomini e non da vili codardi. Libertà che non conosce angoscia né terrore, costata la vita di un giovane cronista, appassionato della propria missione, che combatteva con le proprie parole l'oppressione della camorra. L'altra aula dedicata ai caduti di Nassiriya è l'altra faccia della medaglia, sono entrambe collegate. Questo non è un simbolo convenzionale, ma un attestato concreto del nostro impegno quotidiano, che deve continuare in modo ancora più intenso. Se ancora oggi si continua a morire di camorra una riflessione la dobbiamo fare. Ci sono molti sforzi da compiere a tutti i livelli, dai cittadini, dai giovani e dagli studenti fino alla politica locale e nazionale. Si parta dai piccoli passi, quelli che ci consentono giorno dopo giorno di guadagnare posizioni sulla malavita organizzata".

Per il presidente della commissione Anticamorra del Consiglio regionale, Carmine Mocerino, "occasioni come questa non devono restare meramente simboliche. L'antidoto migliore è rendere attuali le idee che ha incarnato Giancarlo Siani. Idee che camminano sulle gambe di chi è quotidianamente impegnato in difesa delle istituzioni, della legalità, dello Stato. Quella lezione cammina soprattutto sulle gambe dei giornalisti, un impegno forse a volte poco sostenuto. Stiamo tentando di costrruire, qui oggi, coscienza civica e civiltà. Giancarlo era un gigante di 26 anni, che non ha piegato la testa di fronte a ciò che scopriva, non lo ha fatto per amore della verità e perché aveva una naturale tendenza alla legalità. Si vince questa battaglia se ognuno fa il suo dovere fino in fondo. Uno degli impegni che dovremmo praticare è creare le condizioni affinché un numero sempre maggiore di giornalisti possa raccontare la verità in libertà e senza condizionamenti. Creare condizioni affinché la stampa non debba chiedere nulla a nessuno". 

Il capogruppo dei Verdi Francesco Borrelli, giornalista professionista, dice di voler parlare "innanzitutto da giornalista": "Ho iniziato mia attività marciando contro la camorra utilizzando come simbolo Giancarlo. Così è nata una classe di giovani mai corrotti dalla camorra. Noi credevamo nel messaggio di Siani, che ho imparato a conoscere coltivando un rapporto di collaborazione con l'ex presidente della Provincia, il sociologo Amato Lamberti, che lo ha conosciuto e sostenuto. Ringrazio Paolo Siani per aver portato avanti in tutto questo tempo con grande fermezza morale la sua battaglia, mantenendosi lontano da tutte le possibilità di strumentalizzazione del nome di Giancarlo, il cui nome viene ricordato accanto a quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". 

Il direttore de Il Mattino, Alessandro Barbano, "ringrazia la presidente D'Amelio e tutti i consiglieri regionali": "VI ringrazio da direttore de Il Mattino perché Giancarlo era un giornalista de Il Mattino ma vi ringrazio di più da cittadino italiano. Perché Giancarlo non era solo un cronista del nostro quotidiano, è un simbolo e in quanto tale appartiene a tutti noi ma a nessuno di noi. Quando una persona diventa un simbolo assume una condizione di particolare delicatezza. Maneggiare i simboli è sempre molto difficile e pericoloso perché impone una responsabilità, una sobrietà, un rispetto straordinario".

"In questi tre anni e mezzo di esperienza a Il Mattino - racconta Barbano - ho avuto modo di percepire direttamente dalla narrazione, dal racconto dei colleghi, due sono qui al mio fianco che sono stati amici e colleghi di Giancarlo, chi era Giancarlo. Lui era un eroe involontario ma non inconsapevole. Involontario perché non ha cercato la morte ma non inconsapevole perché sapeva perfettamente che il nemico era pericoloso, e lo sfidava non con incoscienza e azzardo ma con la responsabilità di chi sente questo lavoro come testimonianza decisiva per il destino della democrazia. Questa memoria è transitata tra le generazioni con una straordinaria e genuina autenticità. Quando sono arrivato a Il Mattino ho voluto incontrare i nostri collaboratori, ne abbiamo circa 400, che lavorano per pochi euro. Ho colto nella memoria di questi ragazzi, molti dei quali ventenni, l'immagine di Giancarlo con una chiarezza straordinaria, ciascuno di loro aveva in Giancarlo un esempio. Mi sono chiesto perché sia diventato un simbolo unico. Lo è diventato perché era un giornalista bravo e perché faceva il suo lavoro con passione, per amore della verità. Quando il giornalismo è così efficace, risulta ai potenti pericoloso. E allora oggi dobbiamo difendere la memoria e il ricordo di Siani senza rinunciare all'impegno civico, ma dobbiamo fare in modo che quello che abbiamo imparato possa avere un esempio concreto per la libertà di stampa  e la lotta ai clan. Perché queste diventino precondizioni dell'offerta politica e non il contenuto dell'offerta politica. La lotta alla camorra passa oggi attraverso la repressione e la certezza della pena ma anche attraverso il welfare nei confronti delle popolazioni deboli, la riqualificazione urbana, che è stata la grande incompiuta o la grande rinuncia di tutte le politiche di questa città negli ultimi 30 anni, e da ultimo la formazione, la Scuola. Sarebbe bello - propone il direttore de Il Mattino - se le scuole di tutta la Campania restassero aperte con attività durante il periodo estivo, quando molti giovani tornano nella giungla delle loro relazioni umane a rischio. Ringraziandovi, vi chiedo un impegno specifico su questo". 

A seguire l'intervento di Geppino Fiorenza (presidente del Comitato scientifico della Fondazione Polis): "Un po' sconsigliamo quando vengono intitolate scuole e biblioteche, perché è una grande responsabilità. Ma oggi, con Paolo Siani, siamo felicissimi perché questa è l'aula più importante dell'istituzione regionale". Fiorenza pone l'accento anche sulla sfida dei beni confiscati alle mafie, "che vanno riutilizzati e valorizzati, non per ragioni economiche ma per ampliare la rete". E annuncia: "Inaugureremo dieci punti lettura nei quartieri più difficili di Napoli".

Il magistrato Armando D'Alterio, che ha condotto le indagini sull'assassinio di Giancarlo Siani, pone l'accento su "tutto ciò che si è fatto negli anni dopo la sentenza sui killer di Giancarlo. Ci sono state scuole, una strada, ma oggi il Consiglio regionale della Campania, per il cui amore Siani è morto, gli rende un omaggio degno di ciò che è stato Giancarlo. La lezione di Siani va a tutti noi, alla politica, alla magistratura, alle forze dell'ordine, alla stampa. Significa fare fino in fondo il proprio dovere, ciascuno nel proprio campo, anche se a qualcuno dà fastidio. In questi anni sono stato più volte invitato a parlare con i giovani, anche davanti a piccole platee, e ho incontrato giovani straordinari, assolutamente degni del messaggio di Giancarlo, colti come lui, capaci di coltivare se stessi, di comunicare cultura e informazione, anche se talvolta non riescono ad ottenere riconoscimenti perché la nostra società non è ancora totalmente aperta al merito. A questi ragazzi bisogna dare spazio perché loro sono la conferma che il sacrificio di Giancarlo non è stato inutile. Giancarlo non faceva politica, ma tanta politica c'era nei suoi articoli, lucide analisi di ciò che accadeva a quel tempo. L'informazione obiettiva ci consente di giungere al voto sapendo per chi e per cosa votiamo. Questo tipo di informazione, insieme con la cultura della legalità, significa uguaglianza per i cittadini. Nei momenti di difficoltà mi chiedo ancora oggi cosa avrebbe fatto Giancarlo. Ci sono tanti giornalisti che hanno raccolto il testimone dalle mani di Siani ma anche quelli che fanno ostentazione utilizzando Internet in modo sbagliato. Ovviamente l'arma non è la censura bensì combattere questa ostentazione. Perché non pensare a una start up che combatta questa ostentazione, magari attraverso un concorso?". 

D'Amelio legge il messaggio del regista Marco Risi, che ha portato al cinema la storia del cronista de Il Mattino ucciso dai killer della camorra: "Sono molto contento di questa iniziativa che ancora una volta rende omaggio a quella bella anima che era Giancarlo Siani".

Il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, ringrazia il Consiglio regionale "per questa decisione importante, che non dev'essere formale ma di sostanza. Sono grato a Paolo Siani perché attorno a lui si è creata una grande famiglia della legalità. Qui con me oggi ci sono altri esponenti dell'Ordine, del Sindacato, del Corecom. Li ringrazio e ringrazio tutti i colleghi che in questa istituzione lavorano senza sosta, con impegno e passione. L'anno scorso abbiamo deciso di assegnare il premio Giancarlo Siani alla memoria di Giancarlo. Così come dedichiamo tanti corsi di formazione alla memoria di Giancarlo. Il presidente del Senato Piero Grasso nei giorni scorsi ha sottolineato come sia importante il ruolo di una stampa libera e indipendente. Lo dico qui, a questo Consiglio molto rinnovato, che lavora ormai da oltre un anno e che all'unanimità ha assunto un impegno solenne. Anche la targa è stata collocata in un punto strategico dell'aula, dove sarà sempre ben visibile a tutti. Mantenete, consiglieri, quest'impegno in nome di Giancarlo".

Dopo Lucarelli l'intervento del referente regionale dell'associazione Libera Fabio Giuliani, secondo cui la Mehari di Siani "non trasporta idealmente solo Giancarlo ma tutte le vittime innocenti dei clan. L'impegno non si ferma e questo mi riempie di orgoglio e soddisfazione. Il 21 marzo abbiamo scelto mille luoghi in tutta Italia che virtualmente rappresenterà le mille vittime della camorra. Le raccontiamo in ogni singolo luogo. Alle 11 in tutte e cinque le province si leggeranno i nomi di tutte le vittime. E lo stesso accadrà in diversi istituti penitenziari. Il 20, invece, nella chiesa di Santa Maria la Carità al rione Sanità ci sarà la veglia di preghiera".

Un gruppo di piccoli studenti della scuola "De Amicis" di Napoli, protagonisti di un progetto su Giancarlo Siani, illustra invece i contenuti del progetto: "Sappiamo qual è la differenza tra giornalisti giornalisti e giornalisti impiegati. Per noi Giancarlo è un grande esempio, che ci aiuterà a diventare sempre più responsabili. Non dimenticheremo - dicono - questa giornata per ciò che significa per tutti noi". Dopo di loro tocca alle delegazioni degli altri istituzioni presenti, quelle del "Siani" di Napoli, del "Siani" di Casalnuovo e del "Vico" di Napoli. 

È il momento del ricordo di Francesco Romanetti e Daniela Limoncelli, giornalisti de Il Mattino, colleghi ed amici di Giancarlo Siani. "Pochi giorni dopo la morte di Giancarlo ci fu una manifestazione di studenti e lo slogan era "Giancarlo non ti dimenticheremo". Sono felice di vedere che davvero Giancarlo non è stato dimenticato mentre temevo il contrario", afferma Romanetti. "Vorrei ricordare alcune caratteristiche di Giancarlo. Non ho mai pensato che Giancarlo fosse un corpo estraneo de Il Mattino, a volte sono state date anche rappresentazioni sbagliate. Lui era uno di noi, e non lo dico come retorica. Il Mattino, come qualsiasi giornale, ha al suo interno tante sensibilità e modi di raccontare la verità differenti, e il Mattino questo lo ha sempre consentito, anche con momenti critici e conflittuali che pure ci sono stati. Giancarlo non era un ingenuo o un irresponsabile, veniva come alcuni di noi dagli anni Settanta, quelli dell'impegno politico e sociale, aveva una visione molto chiara della realtà, era consapevole dei nessi che esistevano tra camorra, economia e politica. Sapeva quello che stava facendo, non era il personaggio cupo che è stato rappresentato in alcune pellicole. Non è giusto farne un santino, era la persona stupenda di cui si è scritto e raccontato, era un ragazzo che aveva voglia di vivere, non di morire. L'anno in cui fu ucciso Giancarlo erano gli anni del maxiprocesso alla camorra e un altro giornalista de Il Mattino aveva la scorta. Erano anni terribili, questo era il clima. Lui ha fatto il corrispondente da Torre Annunziata, poi gli ultimi tre mesi della sua vita li ha trascorsi in cronaca, a via Chiatamone, ma non era di Torre Annunziata. Andava lì con lo sguardo dell'inviato, non del corrispondente nel luogo dove è nato. È una differenza fondamentale perché il corrispondente subisce inevitabilmente i condizionamenti di persone che conosce, l'inviato invece ha la mente sgombera. La grandezza del suo lavoro sta nella meticolosità e nella precisione, il suo eroismo è stato l'impegno e l'onestà di tutti i giorni. Oggi Giancarlo lo immagino con tutti i capelli bianchi, ne aveva già qualcuno a 26 anni, ma sono convinto che sarebbe rimasto la persona che abbiamo conosciuto".

Quindi il ricordo di Daniela Limoncelli: "Noi eravamo una squadra, condividevamo il lavoro, i litigi, i problemi personali, tutto. Spero che questa targa sia il simbolo anche del vostro lavoro di squadra - dice ai consiglieri regionali - Sono felice che la sua storia sarà tramandata negli anni, anche dopo di noi, e spero che serva a tutti come monito. Il suo essere straordinario sta nella sua normalità. Aveva passioni, ideali, dubbi, paure, sogni, come li hanno tutti i ragazzi di 26 anni. Per lui il giornalismo era una passione anche civile perché pensava di poter cambiare, attraverso questa professione, le cose che non vanno. Voleva andare oltre, capire, ricostruire. Ed è stato anche per questo che il suo è stato un lavoro molto scomodo. Gli piaceva la pallavolo, i concerti, Bob Dylan e Vasco Rossi. Anche grandi valori, oltre che del lavoro, degli amici, della solidarietà. Giancarlo non abbandonava i colleghi per emergere e per essere il primo della classe. Lui si accompagnava con chi stava in difficoltà. Vi racconto solo un episodio. Arrivò un borsista in redazione, aveva 19-20 anni, lui 26. Questo ragazzo, di Acerra, era timido, impaurito. La scena era questa: Giancarlo stava continuamente vicino a questo ragazzo, lui era tollerante, proteggeva gli altri. Anche queste qualità gli hanno permesso di ricostruire tantissimi scenari a cui non avrebbe potuto accedere perché non si accontentava delle veline ma andava sempre sui posti, a vedere con i suoi occhi. Sapeva raccontare le cose senza paroloni, con un linguaggio semplice, che veniva compreso da tutti. E poi sapeva ascoltare, una qualità rara".

Per la giunta, anche a nome del governatore Vincenzo De Luca, i saluti degli assessori Sonia Palmeri e Lucia Fortini. "Il 23 settembre del 1985 avevo 13 anni - racconta Palmeri - quella sera eravamo tutti incollati alla televisione quando si trasmettevano queste terribili immagini, quelle dell'omicidio di Giancarlo. Mio padre, un maresciallo dell'Arma, quando gli chiesi cosa era successo e perché, mi disse: "Lui aveva solo una biro in mano e voleva disegnare un mondo nuovo". Capii solo in seguito ma ora quel messaggio lo porto dentro. Da assessore al Lavoro mi impegnerò senza sosta per creare occupazione in Campania, che è l'antidoto al polo di attrazione rappresentato dalla malavita organizzata".

E Fortini aggiunge: "Porto qui l'impegno del presidente De Luca e di tutta la giunta in favore della legalità, un impegno forte e trasversale. Sono emozionata perché conosco Paolo Siani, Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese da vent'anni, ho lavorato gomito a gomito con loro. Sarebbe importante oggi il rilancio della legge 39 che tanto ha fatto nelle scuole della Campania in questi anni. Mai avrei pensato di trovarmi qui dopo tanti anni come assessore. E allora il mio è un impegno al fare. Stiamo lavorando a una programmazione complessiva, che apra la scuola il pomeriggio e durante l'estate - annuncia, accogliendo la proposta lanciata dal direttore de Il Mattino Barbano - Questo è un impegno per noi e spero di poterlo delineare già entro le prossime due settimane".

Le conclusioni affidate a Paolo Siani, che ringrazia tutti: "Ci avete regalato una giornata diversa, ma una giornata di lavoro. Noi vi abbiamo espresso richieste ed esigenze, che spetta a voi - dice rivolgendosi ai consiglieri regionali - realizzare. Venendo qui stamattina con mia moglie, sono trent'anni che ci spostiamo per cerimonie ufficiali, riflettevamo sul fatto che molti non si accorgono che la realtà è cambiata. Napoli e la Campania sono cambiate. E non è un caso che si intesti a Giancarlo l'aula che fa le leggi della nostra regione. Di questo siamo profondamente orgogliosi. Penso che qualsiasi altro fratello avrebbe fatto quello che ho fatto io, arrendersi era impossibile. Volevano far tacere per sempre Giancarlo e invece lui continua a parlare, a farsi sentire attraverso anche tanti ragazzi. Mio fratello non era un eroe, non era come Roberto Saviano, scriveva nelle pagine del circondario che il direttore di allora neppure leggeva. Non era un giornalista di punta, voleva fare semplicemente il giornalista. Viene ucciso perché fu inviato nella periferia più difficile e drammatica in quegli anni. Lì c'erano tante notizie e lui quindi comincia a capire, collegare, conoscere. Si doveva andare sul posto allora, non c'erano telefonini e computer. E lui andava dai carabinieri, dalla polizia, tra la gente, per comprendere un fenomeno e capisce cose che neppure i magistrati sapevano a quel tempo. Lui viene ucciso perché ha una notizia, ovvero che un camorrista era stato arrestato a Marano. Qui finisce la cronaca dei giornali di quell'epoca. Tranne la cronaca de Il Mattino che dice che quel camorrista stava a Marano. Perché? Scrive una cosa che era la verità ma che nessuno sapeva, e quindi lo hanno fatto fuori. Questo non vuol dire essere un eroe, ma essere bravi - sottolinea, tra gli applausi - Giancarlo era così. Ed è vero che aiutava gli altri. Gli piaceva molto giocare a pallavolo ma era una mezza schiappa, diciamo la verità. E allora iniziò a fare l'allenatore e alcuni suoi allievi, oggi anche magistrati, dicono che era molto bravo. Giancarlo portò in panchina un suo giocatore che esultò umiliando gli avversari. Lui gli disse: non si umiliano gli avversari. Questo era normale. Ciò che non era normale è che alcuni delinquenti lo ammazzarono per un articolo di giornale. Oggi è possibile che questa Regione, sempre vituperata, fa una scelta così importante, la prima Regione d'Italia. E allora perché non intitolare altre aule ad altre vittime della camorra, che sono tante? Nelle carceri tanti volontari leggeranno libri e favole a figli di carcerati. Ecco cosa stiamo facendo oggi. Questi bambini hanno un gap forte rispetto a chi vive a Posillipo. Dobbiamo intervenire quando sono molto piccoli. Se portiamo loro un libro quando hanno meno di un anno, possiamo cambiare il loro destino. Dobbiamo fare asili nido perché su questo siamo ultimi in Italia, siamo al 2 per cento e dobbiamo arrivare al 33 per cento richiesto dall'Europa. Allora fatelo, perché questa è cultura".

A questo punto viene scoperta, tra gli applausi, la targa, posizionata alle spalle della Presidenza e accanto alle bandiere italiana ed europea. Sulla targa si legge una frase di Ludovica Siani: "I tasti neri della macchina da scrivere di Giancarlo sono consumati, pieni di graffi. Le sue mani sembrano essere lì pronte a finire un articolo e a buttarne giù ancora un altro. È solo la polvere a provare che non accadrà". Contestualmente al Consiglio viene donato un quadro che raffigura Giancarlo Siani, donato dalla rete degli artisti sanniti. 

Gran finale con il coro dei San Carlini (diretti dal maestro Carlo Morelli), provenienti dalle periferie di Napoli, che si esibisce nell'aula del Consiglio regionale, un omaggio alla memoria del cronista de Il Mattino ucciso dai clan. "Nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi, unico in Italia che ha ancora una tipografia, stamperemo gli atti di questa giornata, che distribuiremo alle scuole", annuncia D'Amelio.

 

 

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