Brevi storie di vittime innocenti della criminalità: Maikol Giuseppe Russo

Data pubblicazione: 29-12-2018
 

Nome: Maikol Giuseppe Russo
età: 27 anni
dove: Napoli  - via Calenda – Forcella
quando: 31 dicembre 2015, ore 19:30
vittima criminalità organizzata
 
 
La sera del 31 dicembre 2015, Maikol si trova a Via Calenda con alcuni amici ad aspettare che il fratello Marco termini il suo turno di lavoro presso il bar "Lo Splendore".
 
Maikol è fuori, dietro alle piante messe in circolo predisposte nello spazio all'aperto del bar.
Di lì a poco Maikol e il fratello avrebbero raggiunto casa in via Annunziata, poco distante dal bar, per festeggiare insieme l'ultimo giorno dell'anno.
 
Il bar sta quasi chiudendo, le luci sono già spente, quando arriva una banda di otto persone in sella a motorini e motociclette. Questi scendono dai mezzi e, mantenendo una certa distanza dal bar, cominciano a sparare all'impazzata. Un proiettile sparato da una distanza di 10 metri colpisce Maikol alla testa. Bossoli di Kalansnikov AK47 sono ritrovati a terra in via Calenda. Inutili i soccorsi in ospedale, Maikol muore di lì a poco.
 
Maikol, sposato e con due figli, si prendeva cura di tutti, secondo quanto riferito dal fratello Marco, 25 anni. Si occupava del padre, che si arrangiava con un bancarella di occhiali e di calamite che posizionava ogni giorno in una stradina poco distante da via Annunziata; della madre Lina e degli altri due fratelli, Kevin di 17 anni e Anita di 13. Vivevano tutti insieme sotto lo stesso tetto a causa della difficoltà di pagare l'affitto. Marco e Maikol facevano squadra per sostenere la famiglia, senza mettere alcun risparmio da parte. I funerali sono stati pagati grazie ad una colletta fatta da amici e da gente del quartiere.
 
Dopo aver avuto il suo primogenito, Maikol si trasferisce in America, in Texas, dove lavora come cameriere e lavapiatti. Dopo tre anni, ritorna da Angela, che subito sposa e dalla quale avrà la seconda figlia, Anita. Riparte poi per la Germania, ma alla fine non riesce a stare lontano dai suoi affetti e ritorna a Napoli dove si arrangia con lavoretti precari. 
 
Ora le piste investigative sono diverse, battute dalla Squadra Mobile di Napoli guidata da Fausto Lamparelli.
Le ricostruzioni certe, ad oggi, sono solo quelle relative al percorso seguito dal commando della morte, che le telecamere non sono riuscite a riprendere nitidamente a causa della scarsa risoluzione video e del buio dovuto all'ora tarda.
 
Due appartenenti al commando, prima di raggiungere Piazza Calenda, sono caduti all'incrocio di Porta Capuana. Le persone presenti al momento della caduta sono anche accorse in loro aiuto, ma il resto del commando è tornato indietro ad allontanare tutti. 
 
Il commando quella sera è passato anche per via Banchi Nuovi, per via Sedile di Porto, per via Tribunali, oltre che per Piazza Nazionale. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso il passaggio del commando da piazza Nazionale (dove sono stati ritrovati bossoli di Kalasnikhov) a via Tribunali; i filmati sono stati requisiti dagli agenti della sezione omicidi della squadra mobile. 
 
La squadra Mobile della questura di Napoli ha raccolto informazioni e acquisito testimonianze, cercando elementi utili per risalire agli autori. Alcuni passanti avrebbero visto pochi minuti prima dell'agguato alcuni esponenti del clan Giuliano aggirarsi armati a bordo di uno scooter in via sant'Agostino alla Zecca, traversa a meno di 100 metri dal luogo dell'omicidio.
 
I funerali di Maikol si sono svolti il 5 gennaio 2015 alle ore 7 del mattino presso la chiesa dell'Annunziata del rione Forcella di Napoli. Hanno preso parte alla cerimonia tutti i dieci parroci del movimento nato all'indomani dell'uccisione di Genny Cesarano "Un popolo in cammino"; i genitori di Maikol, Antonio e Carmela; gli amici e la gente del quartiere. Il ragazzo è una vittima innocente, vendeva calzini in corso Umberto per arrangiarsi e non aveva legami con ambienti criminali. 
 
Il 5 gennaio 2016 a Torre Annunziata, nel quartiere generale del clan Gionta, i carabinieri fermano un ragazzo di 16 anni, volto coperto da un casco e da uno scalda collo, alla guida di un potente ciclomotore SH 300, sprovvisto di patente, che girava armato di una pistola carica e col colpo in canna. Non si è fermato all'alt dei militari, e pertanto è stato bloccato. Nello stesso giorno, a Melito, viene ammazzato un altro ragazzo di 24 anni all'interno di un bar locale. L'omicidio si consuma in mezzo a mamme che acquistano la calza per la notte della befana. La vittima si chiama Luigi di Rupo, con precedenti per detenzioni di armi, considerato vicino al clan Amato-Pagano.
 
Gli inquirenti tratteggiano un filo rosso tra l'omicidio di Forcella e questo di Melito, poiché Di Rupo aveva partecipato ad un summit nel cuore di Napoli, ai Decumani, con il Clan Sibillo di Forcella. Nel summit Di Rupo era il referente del clan di Mugnano per il progetto di una nuova alleanza. A quel tavolo parteciparono i Sibillo, gli Amato-Pagano, il clan dei Vannella-Grassi di Secondigliano e altri della Sanità. Obiettivo: trovare una strategia comune e arrivare ad un patto per combattere gli eterni rivali dei Mazzarella (i principali sospettati dell'omicidio di Maikol).
 
 
http://www.napolitan.it/2017/12/31/72195/31-dicembre-2015-ucciso-forcella-maikol-russo-ennesima-vittima-innocente-della-criminalita/;
 
https://napoli.fanpage.it/vittime-di-camorra-chi-era-veramente-maikol-giuseppe-russo/;