Stele della Memoria, la Fondazione Pol.i.s. celebra il suo primo anno di attività

Data pubblicazione: 16-03-2010
 
PAOLO SIANI
ENRICO TEDESCO
GEPPINO FIORENZA
DON TONINO PALMESE
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SIANI-D'APONTE-CLEMENTE
DE BAGGIS SPIEGA LA SUA OPERA
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IL PLASTICO DELL'OPERA DI DE BAGGIS

La Fondazione Pol.i.s. ha celebrato il suo primo anno di attività premiando davanti alla stampa il vincitore del concorso "Stele della Memoria", l'architetto Andrea De Baggis, con l'opera "Spiral of Life- Spirale di Vita".

Nella sede di Via Raffaele De Cesare, erano presenti Paolo Siani ed Enrico Tedesco, rispettivamente presidente e segretario generale della Fondazione, Geppino Fiorenza e Don Tonino Palmese, referenti regionali di Libera, Lorenzo Clemente, presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Marcello D'Aponte, assessore al Patrimonio e al Demanio del Comune di Napoli, Alfredo Avella, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Pol.i.s., l'avvocato Irene Iacovella, gli architetti Anna Maria Puleo, Antonella Palmieri e Paola Canneva, tutti componenti della commissione giudicatrice della Stele.

La conferenza è stata moderata da Geppino Fiorenza. Ha introdotto Paolo Siani, che ha evidenziato il valore simbolico della Stele: "La Stele è il segno di ciò che la Fondazione ha realizzato in questo primo anno di attività, di cui sono molto soddisfatto", ha affermato. "L'idea nacque un anno fa, quando per le strade di Napoli sfilarono 150 mila persone in occasione della XIV Giornata della Memoria e dell'Impegno. Volevamo lasciare un segno tangibile di quella giornata ed abbiamo pensato a questo concorso. Per questo la Stele di De Baggis sarà collocata permanentemente nei giardini di Via Cesario Console, una delle strade interessate da quell'interminabile corteo". Il presidente della Fondazione Pol.i.s. ha poi annunciato l'imminente uscita di "Al di là della notte- Storie di vittime innocenti di criminalità", volume di Raffaele Sardo che ripercorre le storie delle vittime innocenti della criminalità della Campania da Joe Petrosino alla strage del rapido 904.

Enrico Tedesco si è soffermato sulla pubblicazione di altri due volumi, ormai nella fase conclusiva di stesura: "La tutela giuridica delle vittime innocenti della criminalità" e "Codice in materia di vittime innocenti della criminalità", entrambi a cura di Emilio Tucci e Giacomo Lamberti.

Tutti i presenti hanno posto l'accento sull'alto valore dell'iniziativa della Stele. L'assessore al Patrimonio e al Demanio del Comune di Napoli, Marcello D'Aponte, ha messo in evidenza come l'opera di un artista possa assumere un forte significato sociale, annunciando l'impegno dell'Amministrazione comunale per la pubblicazione di una mostra delle opere che hanno partecipato al concorso. Sulla stessa lunghezza d'onda Antonella Palmieri: "Nel momento in cui l'architettura ricopre una funzione sociale, si riappropria della sua funzione storica. In caso contrario, sarebbe prettamente autoreferenziale", ha sottolineato l'architetto.

Lorenzo Clemente ha posto l'attenzione sul legame che corre tra vita e morte ("La Stele dà vita ai nostri cari"). Ha concluso Don Tonino Palmese: "La forza della memoria ha fatto esprimere la bellezza, la cui espressione più matura sta nell'essere un dolore condiviso. La grandezza dell'opera di De Baggis, oltre che nel suo indubbio valore artistico, sta proprio nel sentimento che esprime. Dobbiamo camminare insieme per affrontare i lutti della vita, a prescindere da ogni condizione sociale. Nessuno è talmente ricco da non avere bisogno degli altri e nessuno è così povero da non poter donare qualcosa agli altri".

L'architetto Riccardo Dalisi, docente presso la Federico II di Napoli, ha fatto pervenire un messaggio: "Una stele ha una sua importanza che va oltre l'opera in sè, oltre il suo valore estetico. Più che guardare al passato si rivolge al futuro; più che un monito vuole essere un auspicio affinchè affiori e si estenda quel sentire profondo, gratificante, rinnovante che è la generosità, la comprensione, la bontà, unite alla fermezza e alla coerente capacità di discernere il bene".

Il vincitore del concorso, Andrea De Baggis, ha spiegato così la sua opera: "Siamo noi a dipingere il quadro della nostra vita, e sempre a noi dovrebbe spettare il compito di concluderlo nel migliore dei modi. Purtroppo a volte altri arrivano con pennelli che in realtà sono lame molto affilate e tagliano senza alcun ritegno la nostra tela, lasciandoci così vittime innocenti. Esiste però in natura un disegno che più di altri significa vita: la spirale, forma alla base della mia opera, perchè per ricordare si deve mantenere vivo l'accaduto e tutte le persone che hanno perso la vita senza colpe".

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