Festa della mamma: la lettera scritta da don Tonino a nome delle vittime innocenti di reato

Data pubblicazione: 08-05-2022
 
Festa della mamma

In occasione della Festa della Mamma riproproniamo una lettera che don Tonino Palmese, nostro presidente, scrisse nel 2011 a nome di tutte le vittime innocenti di reato, in occasione dell'evento "Raccontami la mamma... e portala a teatro", tenutosi al Teatro San Carlo:

Cara mamma,
chi l'avrebbe detto? Ti scrivo nella mia condizione di vittima innocente uccisa dalla criminalità. Sono madre, padre, fratello, sorella, moglie, figlia, figlio e marito ma in questa giornata dedicata alla tua festa ti scrivo, perché ogni persona desidera "ritrovarsi" con la propria madre, dovunque lei si trovi.
Approfitto di questa lettera, per ricordare qualcosa che spesso viene ripetuto e chi sa quante volte lo hanno detto anche a te e cioè che noi siamo stati uccisi solo perché eravamo al posto sbagliato, nel momento sbagliato. Sai bene mamma, che per il solo fatto che siamo innocenti, nessuno può pensarci in una condizione spazio-temporale sbagliata. La nostra vita era giusta perché non ha conosciuto l'esercizio della violenza, dell'arroganza e dell'intolleranza. Abbiamo subito ciò che non abbiamo mai commesso. Quando si muore innocentemente per mano delle mafie, si è vittima e basta. Senza se e senza ma. Chi ci ha uccisi ha scelto la strada più ingiusta che esiste. Nel suo progetto, non vi è alcuna pietà, o forma di giustizia. Inoltre, la mediocrità di tanti si fa complice dell'uccisore, quando si semplifica e quando non si ha l'onestà di credere che esistano persone vere come lo siamo stati noi. I mediocri, gli indifferenti, a loro volta determinano in tante storie di vittime innocenti, un ulteriore peso da sopportare: la calunnia, l'abbandono di memoria, il sospetto ad ogni costo. Sulle nostre croci si potrebbe porre la seguente scritta: Uccisi, perché normali. Uccisi, perché hanno creduto nell'amore. Uccisi, perché noi non siamo stati abbastanza vivi.
Eppure cara mamma, sai perché amo scriverti una lettera? Perché essa ci somiglia. Infatti, se penso alla nostra esistenza, essa è stata come una bella lettera d'amore scritta con la penna di Dio intinta nel sangue di Suo Figlio, l'Innocente per eccellenza, che tu cara mamma, come Maria hai "letto" all'umanità per raccontare che la vita è un dono da custodire e un compito da realizzare attraverso l'amore. Ebbene, al termine di quella lettera c'era e c'è scritto che essa va restituita al "Mittente", con la stessa tenerezza ed amore come da Lui era stata pensata ed inviata all'umanità. Questo non è accaduto. Con tanto amore la nostra vita era stata donata. Con tanta violenza e bastardaggine siamo stati stracciati e buttati via.
Inoltre, ti scrivo mamma, perché da qui comprendo meglio di quanto si possa capire nell'esperienza terrena cioè, che mettere in vita non è tutto. Bisogna invece mettere in Luce. Per alcuni, come per i nostri carnefici, mettere in vita è considerato come un "caso", un incidente di percorso o peggio ancora una vera e propria condanna a vivere. Quelli che ci hanno uccisi, hanno vissuto da condannati e tale condanna l'hanno imposta anche a noi.
Mamma, per noi stare in vita non è più realizzabile, ma stare nella Luce e dare Luce ci è possibile e lo facciamo attraverso la forza della memoria e dell'impegno tuo e di chi come te porta ovunque le nostre storie. Mettere in Luce, vuol dire che la dignità delle persone non scompare nemmeno con la morte. Anzi…
Un'altra cosa vorrei consegnare a te mamma: la tua grandezza. Un grande filosofo del nostro tempo, Jean Paul Sartre, nonostante fosse non credente, ebbe a riflettere sulla Madre dell'Innocente di duemila anni fa: Maria di Nazaret, mamma di Gesù. Egli scrisse: <<La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso, comparso una volta soltanto su lineamenti umani. Poiché Cristo è la sua creatura, la carne della sua carne, il frutto del suo grembo. Lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno, e il suo latte diverrà il sangue di Dio>>. Ci pensi mamma, anche tu come Maria hai "allattato" la tua creatura e il tuo latte è diventato sangue, il nostro sangue sparso sulle strade dell'odio e della violenza, che insieme a te, oggi ricordato, celebrato e onorato diventa motivo di vita, di coraggio e soprattutto di cambiamento.
Ed ora mamma un saluto attraverso un ricordo. Desidero rivederti intenta a guardarmi mentre sono tra le tue braccia, una serie di sguardi che forse i nostri carnefici non hanno sperimentato… ecco perché… forse? Mah!
Torniamo al ricordo di me sulle tue ginocchia e tra le tue braccia. È stata la prima cattedra dalla quale ho appreso com'è giusto e bello allacciare la contemplazione del volto dell'altro. Infatti, il tuo volto stupenda mamma, lo ricordo e lo amo grazie al fatto che è stato verso me sempre ri-volto. Diversamente sarebbe stato solo una maschera.
Questa "contemplazione" che mi hai donato ed insegnato, si chiama accoglienza, amicizia, solidarietà. Forse mamma, un'arma da privilegiare per disarmare quell'odio antico che è presente in ogni epoca e generazione, consiste nel riconsegnare alle nostre mani la loro vera vocazione: accarezzare. Chissà, che anche il volto del criminale non stia cercando una lontana carezza, che giunta tardi o addirittura mai, abbia mutato la sua faccia in quella maschera di morte che appare improvvisa dinnanzi al candore dell'innocente. La carezza, l'arma della pace e della riconciliazione. Intanto questa carezza, amata mamma, donacela tu. A noi. Cioè a tutti.
Ti saluto. La tua creatura innocente.
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