Brevi storie di vittime innocenti della criminalità: Biagio Buonomo e Anastasia Shakurova

Data pubblicazione: 16-06-2019
 

Data dell'accaduto:18 giugno 2017
Luogo dell'evento: Chirignago (Venezia)
Vittime di criminalità comune
 
Breve storia dell'accaduto:
Biagio e Anastasia si erano probabilmente conosciuti alla Superjet nella sede di Venezia, dove la ragazza lavorava. Biagio Buonomo Junior, 31 anni, napoletano, originario di Sant'Arpino, paesino della provincia di Caserta, era ingegnere aerospaziale; Anastasia Shakurova, 30 anni, russa, laureata a Mosca in Economia, viveva a Venezia da sei anni. 
A spezzare le vite di questi due ragazzi è Stefano Perale, 50 anni, ex professore d'inglese di lei. 
 
Nel mese di ottobre del 2016,  l'uomo si sarebbe recato all'aeroporto di Venezia per accogliere la ragazza con un mazzo di fiori. Resosi conto che ad aspettarla c'era il compagno Biagio, viene assalito da una gelosia assassina che lo porta a premeditare la fine orribile della giovane coppia.
 
L'uomo, dopo aver ricevuto diversi rifuiuti di Anastasia, decide di invitare entrambi a cena nel suo appartamento a Venezia per attuare il terribile piano omicida. Una volta giunti nell'abitazione vengono avvelenati con un cocktail di benvenuto. Anastasia, che portava dentro di sè un'altra vita, viene violentata e soffocata e Biagio finito con dei colpi inferti con un tubo metallico.
L'uso del cloroformio fa pensare agli inquirenti che il delitto sia stato premeditato: Perale lo acquista  su internet poche settimane dopo quel 28 ottobre in cui aveva incontrato i due giovani amanti in aeroporto. 
 
La famiglia di Biagio Buonomo si è costituita parte civile ed è stata difesa dall'avvocato Raffaele Costanzo. Per Anastasia si costituito parte civile l'ex marito, attraverso il legale Monica Marchi.  Biagio e Anastasia, ora, sono sepolti nella stessa tomba nel cimitero di Sant'Arpino. Per volontà delle famiglie. Uniti nella vita, uniti nella morte.
 
Quattro i reati contestati: dal duplice omicidio, alla violenza sessuale aggravata, dal procurato aborto, al vilipendio di cadavere. Il pubblico ministero Giorgio Gava ha chiuso con queste imputazioni le indagini preliminari a carico di Perale. 
 
Il 25 luglio 2018 Perale viene condannato all'ergastolo al netto dello sconto del rito abbreviato, che in questo caso cancella l'obbligo di isolamento diurno, nonostante la difesa, sostenuta dagli avvocati Matteo Lazzaro e Nicoletta Bortoluzzi, avesse chiesto l'assoluzione per "incapacità di intendere e volere". 
 
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