All'UniParthenope la presentazione del volume dedicato al riuso sociale dei beni confiscati

Presentazione Volume

Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Da maltolto a bene comune. Analisi comparativa della legislazione vigente in Italia e in Europa” nasce dalla volontà di contribuire alla conoscenza degli strumenti necessari per il riutilizzo ai fini sociali dei beni confiscati, e per fornire un utile strumento di attuazione delle politiche di contrasto alla criminalità organizzata, analizzando la legislazione italiana, dell’Unione Europea e di altri Stati del Vecchio Continente.

Il volume è stato pubblicato nel trentennale della Legge 109/96, che ha sancito il riutilizzo sociale, e l’annuncio della sua uscita nelle librerie è stato fatto il 30 aprile, anniversario dell’uccisione di Pio La Torre, ispiratore della Legge 646 del 1982 che sancì la confisca dei patrimoni di provenienza illecita. Oggi, vigilia dell’Anniversario della Strage di Capaci, il libro è stato presentato nel contesto accademico dell’Università Parthenope.

L’opera collettanea è nata dalla collaborazione tra la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, che dal 2008 si occupa di sostegno alle vittime innocenti di reato e ai loro familiari e di promuovere il buon riutilizzo dei beni confiscati, facendo conoscere le realtà delle associazioni e delle cooperative sociali che ogni giorno trasformano i luoghi, un tempo simbolo di sopruso mafioso, in contesti produttivi per il benessere sociale e il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope nell’ambito del BeC-Lab. Il coordinamento scientifico è stato diretto dalla professoressa Carla Pansini, docente di Diritto Processuale Penale dell’UniParthenope.

Il lavoro della Fondazione Pol.i.s. e delle associazioni che si occupano di recupero e tutela dei beni confiscati va salvaguardato e riconosciuto. Quando si toglie la sostanza economica ai clan, si colpisce nel segno, indebolendoli, e contemporaneamente si sostengono progetti di riutilizzo a fini sociali. Quindi una operazione doppiamente meritoria. Bisogna interrogarsi però sugli alti costi di gestione di questi beni e si devono sostenere le associazioni che, da sole, non riuscirebbero a portare avanti queste politiche attive di contrasto alla criminalità”. Così il professore Antonio Garofalo, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, all’apertura della presentazione.

La Direttiva del 2024 sul recupero dei beni, la confisca e il riutilizzo sociale fornisce agli Stati membri strumenti efficaci per smantellare le reti criminali. Riconosce il potere economico delle organizzazioni mafiose ed eleva il riutilizzo sociale a una priorità europea, promuovendo la reintegrazione dei beni confiscati nelle comunità, nei servizi pubblici e a beneficio delle vittime”, queste le parole di Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, nella prefazione al testo.

Il tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata non è, per la Campania, una questione astratta o meramente tecnica. È una sfida quotidiana che chiama in causa la capacità delle istituzioni di trasformare i simboli del potere criminale in luoghi di riscatto e di rinascita. Un immobile, un terreno, un’azienda che prima erano strumenti dell’economia illegale e che oggi divengono sedi di cooperative sociali, centri di assistenza, laboratori di formazione, spazi per i giovani: è questo il processo dal potente risvolto simbolico e concreto che ridà dignità, legalità e futuro alle nostre comunità”, così il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, nella sua prefazione al volume.

I beni confiscati, siano essi aziende o beni immobili, rappresentano una ferita per un territorio abitato da persone, una ferita che la confisca e la restituzione sanano e portano a nuova vita, come una cicatrice che ricorda la strada percorsa da un momento tragico a una rinascita. Una ferita che tutti coloro che sono coinvolti nel processo che dalla confisca porta alla consegna sono chiamati a lenire, con il balsamo della memoria, e con il disinfettante dell’impegno”, queste le parole nell’introduzione di don Tonino Palmese, Presidente di Pol.i.s.

I criminali hanno necessità di riciclare ingenti somme di denaro per poterlo riutilizzare propriamente e gli algoritmi dell’intelligenza artificiale possono dare una mano in tal senso, mediante la manipolazione dei mercati dove pulire i proventi del crimine. Constatiamo che l’uso massiccio di internet e la digitalizzazione delle nostre economie hanno creato una domanda urgente e improrogabile in termine di giustizia: quella di garantire a tutti i cittadini e agli attori economici la possibilità di crescere e svilupparsi in spazi virtuali protetti”, questa la riflessione di Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Antimafia ed Europarlamentare, che ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura della Direttiva Confische, nella postfazione dedicata alle strategie europee nella lotta alla criminalità organizzata.

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