L'intervento di don Tonino Palmese al convegno "Giustizia Riparativa - Dialogo tra Istituzioni e Comunità"

don tonino palmese

Don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, ha preso parte quest’oggi al convegno “Giustizia Riparativa – Dialogo tra Istituzioni e Comunità”, dedicato ai mediatori penali e tenutosi presso il Palazzo della Cultura di Cassino, organizzato dall’ASL di Frosinone, Servizio Sanitario Regionale con il contributo del CSV Lazio. Un evento che ha visto svolgersi una profonda riflessione circa le pratiche della giustizia riparativa, che coinvolgono vittime e rei.

Presente in qualità di relatore Marco Bouchard, presidente di Rete Dafne Italia, tra i maggiori esponenti della giustizia riparativa, che il presidente Palmese ha citato nel suo intervento:

«La mia esperienza diretta mi ha concesso di verificare la totale verità dei concetti espressi da uno dei padri della giustizia riparativa. Ci sono tre parole chiave che voglio richiamare. La prima è perdono, allontanandola il più possibile da ogni principio confessionale, restituendola a una conciliabilità di contenuto tra Vangelo e Costituzione, evitando che la patologia religiosa e quella della legge sfocino nella vendetta, ovvero nell’affermazione che il reo deve pagare. Diversamente il Vangelo e la Costituzione ci rimandano a un approccio diverso che consiste nel porre lo sguardo prima sul dolore e poi sulla colpa.

La seconda parola è incontro: senza incontro si alimenta la pancia del giustizialismo mentre, nella dinamica di incontro tra le parti offese, cioè vittima e società con i colpevoli, si determina la possibilità di fare memoria delle persone, e la possibilità di essere profezia, la profezia dove “giustizia e pace si potranno baciare”.

Infine il termine comunità, soggetto spesso trascurato sia nella riflessione sia nelle pratiche cosiddette buone, anche in questo caso la comunità deve andare oltre la pancia della lettura degli accadimenti e interrogarsi, a partire anche dall'idea collettiva di vergogna, su che cosa avrebbe potuto fare e su che cosa nel presente possa fare, affinché la centralità della vittima diventi punto di partenza per l’incontro con l’ingiustizia subita e con l’ingiusto che l’ha commessa».

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