Gli Stati Generali della Speranza con don Tonino Palmese

Stati Generali della Speranza

Un progetto ambizioso ma decisamente concreto, quello che è stato presentato questa mattina presso il carcere di Poggioreale: volutamente ‘importante’ è lo stesso nome che l’Ufficio Studi e Relazioni Internazionali della Corte d’appello di Napoli ha dato all’evento: “Stati generali della speranza”, quasi un proclama perché chi si trova a vivere recluso possa, a giusta ragione, sperare in un futuro diverso e migliore.

E dare sostanza alle parole c’era un parterre di giuristi impegnati ai massimi livelli in vari campi: la presidente della Corte d’Appello Maria Rosaria Covelli, il procuratore Generale Aldo Policastro, il presidente dell’Ordine degli avvocati Carmine Foreste, la professoressa Paola Balducci, la dirigente penitenziaria presso il Provveditorato di Napoli Chiara Masi, la Presidente del Tribunale di Sorveglianza Patrizia Mirra, la direttrice Uepe di Napoli Claudia Nannola.

Padroni di casa, la direttrice del penitenziario Giulia Russo e il Garante cittadino dei diritti dei detenuti don Tonino Palmese, Presidente della nostra Fondazione, a cui sono state affidate le conclusioni. I relatori hanno tracciato un quadro del pianeta carcere fin troppo noto: sovraffollamento, suicidi, recidive ancora troppo alte. Una situazione al limite del collasso, per fronteggiare la quale chi può fare qualcosa ha il dovere di agire: “Il nostro impegno è di trovare percorsi alternativi, che facciano sì scontare una pena, ma che salvaguardino i diritti la cui tutela non va mai affievolita. Da questi appuntamenti che abbiamo in programma scaturiranno proposte concrete, anche dal punto di vista normativo”. 

Concretezza e salvaguardia dei diritti per la popolazione penitenziaria sono fondamentali anche per il Procuratore Policastro, che, ricordando la condanna della Corte Europea all’Italia per il “trattamento inumano” nei confronti dei detenuti, si è spinto ad affermare che a un certo punto potrebbero essere gli stessi giudici a non contribuire a sottoporre i condannati a questo tipo di reclusione.

Ricerca di soluzioni possibili dunque, tra cui anche l’indulto o un atto di clemenza, soprattutto per chi deve scontare pochi anni o addirittura mesi. Ricerca di soluzioni concrete, perché, come ha sottolineato don Tonino Palmese nelle sue conclusioni, “Le parole sono stanche; stanche di essere sempre usate per pur ammirevoli propositi, ma che restano tali. Usate per dire tutto e niente, con poche se non nulle conseguenze. Una parola, anzi due, però, le voglio lasciare: sono le parole che noi come Fondazione Pol.i.s. abbiamo fatto dipingere sulle mura del carcere di Secondigliano, dentro e fuori: le parole sono NON INVANO, tratte da una poesia di Esenin. “Non invano” accadono le cose, “non invano” le persone si incontrano. Ancora, la parola “scuorno”, ovvero vergogna; quella dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, che si vergognano dell’odio provato verso gli autori del loro lutto, e la vergogna di chi questo lutto lo ha provocato. E’ dal loro incontro che, a volte, nasce la resurrezione”. 



 

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