"Misericordia io voglio e non sacrifici". Tavola rotonda nell'Istituto di Secondigliano

Istituto di Secondigliano

Dal Va’ Pensiero di Verdi a Fratello Sole Sorella Luna, la giustizia riparativa ha preso voce al carcere di Secondigliano.

Stamattina, nell’ambito della tavola rotonda “Misericordia io voglio e non sacrifici”, contenuta nel Vangelo di Matteo e ripresa dal Libro del Profeta Osea, alla Casa Circondariale di Secondigliano intitolata a Pasquale Mandato, un coro di voci di detenuti ha dato forma e musica alla sofferenza vissuta e alla nostalgia, in uno spazio dove la giustizia ha smesso di essere solo codice ed è diventata relazione.

Lì, tra le note, ha assunto importanza una domanda urgente: cosa facciamo del dolore? Lo lo isoliamo oppure proviamo a guardarlo negli occhi e a dargli un senso?

I detenuti hanno risposto mettendo sul palco le loro voci straordinarie e riportando le loro testimonianze, così come hanno fatto i familiari delle vittime, che hanno raccontato la fatica di non scegliere la vendetta. Mettere queste voci allo stesso tavolo significa proprio questo: cercare una strada comune.

A guidare la riflessione due interventi chiave.  
Monsignor Francesco Beneduce, che ha ricordato come la misericordia non cancelli tuttavia le responsabilità, e il nostro don Tonino Palmese, che ha sottolineato il senso concreto del nostro lavoro: “La comunità riparte solo se chi ha sbagliato può restituire e chi ha subito può essere ascoltato”. Insieme con loro i familiari delle vittime innocenti: Giuseppe Miele, fratello di Pasquale, da anni impegnato nella pastorale carceraria, Giannino Durante, papà di Annalisa, Anna Gaeta, vedova di Patrizio Falcone e Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo.

Infine le parole lette di Papa Leone XIV
Non permettete che il passato vi rubi la speranza del futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio”.

Back to top